L’implicazione

Un sonetto di Cecco Angiolieri, poeta italiano del XIII secolo contemporaneo di Dante Alighieri, recita così:
S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempesterei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo;
s’i’ fosse Papa, sare’ allor giocondo,
ché tutti cristïani imbrigherei;
s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?
A tutti mozzarei lo capo a tondo.
S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;
s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:
similemente farìa da mi’ madre.
S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
e vecchie e laide lasserei altrui.
Se fosse serio, non ci sarebbe da star tranquilli, ma in fin dei conti è evidente che si tratta di un testo dai toni scherzosi, fatto di rime, endecasillabi danteschi e… operatori logici!
Cos’è l’implicazione?
Quando si ha a che fare con definizioni e proprietà matematiche, e non solo, ci si trova spesso di fronte a enunciati che esprimono un rapporto di causa ed effetto tra due situazioni. Prendiamo questo esempio:
Se piove, la strada si bagna
Stiamo partendo da una premessa, o antecedente, (piove) e, quando essa è valida nella situazione in cui ci troviamo (cioè quando piove), arriviamo a una conclusione, o conseguente (la strada si bagna). Intuitivamente sappiamo che è così, perché, quando piove, la pioggia cade dappertutto, anche sulle strade, che quindi si bagnano… eppure c’è dell’altro. Per capire come stanno davvero le cose, facciamo tutte le possibili supposizioni su cos’è successo in un dato momento, ossia sul valore di verità di antecedente e conseguente, e vediamo cosa possiamo dedurre:
- Supponiamo che abbia piovuto: sappiamo che se piove la strada si bagna, quindi sicuramente la strada è bagnata.
- Supponiamo che la strada non sia bagnata: quindi sicuramente non ha piovuto, perché, se avesse piovuto, la strada si sarebbe bagnata.
- Supponiamo che non abbia piovuto: in questo caso l’informazione è insufficiente per sapere se la strada è bagnata. Potrebbe infatti esserlo per motivi diversi dalla pioggia, ad esempio perché è appena passato il furgone che lava le strade, o c’è una perdita da una tubatura, e così via.
- Supponiamo che la strada sia bagnata: analogamente al caso precedente, potrebbe essere perché ha piovuto o per altri motivi.
- Infine, supponiamo che abbia piovuto ma la strada non sia bagnata. Vorrebbe dire che non è vero che ogni volta che piove la strada si bagna, e quindi l’enunciato da cui siamo partiti non sarebbe vero.
La logica ci permette di formalizzare gli enunciati come questo in modo preciso tramite un operatore logico specifico, l’implicazione, che viene appunto usata per indicare che un enunciato è la causa di un altro. In simboli, dati due enunciati P e Q, la loro implicazione si indica con:
P \Rightarrow Qche si legge “P implica Q“, oppure “Se P allora Q“. Questo enunciato matematico, ad esempio:
Se 10 è maggiore di 5, allora è anche maggiore di 2
si indica con
10 \gt 5 \Rightarrow 10 \gt 2L’implicazione può essere combinata anche con altri operatori logici, ad esempio:
Se un numero è primo ed è diverso da 2, allora non è pari
in cui abbiamo combinato l’implicazione con congiunzione e negazione.
A volte, per motivi di brevità o stile comunicativo, le implicazioni possono essere espresse in termini diversi da quelli che abbiamo visto. Ad esempio, questo enunciato matematico:
Un numero che termina con 0 o con 5 è divisibile per 5
in realtà è un’implicazione. Possiamo infatti esprimerlo anche in questo modo:
Se un numero termina con 0 o con 5, allora è divisibile per 5
Se un’implicazione è vera, cosa si può dedurre?
Nell’esempio iniziale abbiamo visto come, partendo da un’implicazione che sappiamo essere vera, è possibile fare deduzioni relativamente ai valori di verità di antecedente e conseguente:
- Se l’antecedente è vero, il conseguente è vero;
- Se il conseguente è falso, l’antecedente è falso;
- Se l’antecedente è falso, non sappiamo dire nulla relativamente al valore di verità del conseguente;
- Analogamente, se il conseguente è vero, non sappiamo dire nulla relativamente al valore di verità dell’antecedente.
Le prime due regole, detti rispettivamente modus ponens e modus tollens, possono essere usate per costruire, tramite catene di implicazioni successive, ragionamenti anche complessi.
Partendo da queste implicazioni:
- Se un numero maggiore di 1 è un quadrato, ha almeno 3 divisori;
- Se un numero è primo, ha solo 2 divisori.
possiamo dedurre che i quadrati maggiori di 1 non sono numeri primi. Infatti:
- Supponiamo che un certo numero maggiore di 1 sia un quadrato;
- Applicando il modus ponens alla prima implicazione, otteniamo che tale numero ha almeno 3 divisori;
- Dato che il numero ha almeno 3 divisori, non he ha solo 2 (questo passaggio è ovvio);
- Applicando il modus tollens alla seconda implicazione, otteniamo che tale numero, che non ha solo 2 divisori, non è primo.
E infatti, ad esempio, 4 è un quadrato, ha per divisori 1, 2 e 4, che in tutto sono 3, e non è primo.
Quando un’implicazione è vera o falsa?
Quando si utilizza il simbolo di implicazione per collegare due enunciati P e Q, il risultato, P \Rightarrow Q è a tutti gli effetti un nuovo enunciato, che quindi a sua volta può essere vero o falso. È importante determinare se un’implicazione è vera, perché altrimenti, se la usassimo in un ragionamento, ci porterebbe a risultati senza senso.
Banalmente, un’implicazione è sicuramente vera quando dice qualcosa che già sappiamo: ad esempio che se un numero è dispari non è divisibile per 2, o che se un poligono ha 3 lati allora è un triangolo… ma non è detto che sia così facile scoprire se un’implicazione è vera.
Se abbiamo almeno a disposizione i valori di verità degli enunciati che la formano, diventa possibile applicare il principio secondo cui un fatto può essere supposto vero fino a prova contraria.
Tentiamo di determinare il valore di verità di quest’implicazione:
Se Filippo ha 30 anni, allora Carlo ha il doppio degli anni di Filippo
L’unico modo di sapere se è vera è capire quanti anni hanno Filippo e Carlo. Partendo dal presupposto che qualsiasi affermazione, quindi anche un’implicazione, è ritenuta vera fino a prova contraria, e sapendo che il doppio di 30 è 60, tentiamo di fare qualche ipotesi:
- Filippo ha 30 anni e Carlo non ne ha 60. Sicuramente, in questo caso, otteniamo una contraddizione con quel che l’implicazione dice, quindi essa è falsa.
- Filippo ha 30 anni e Carlo ne ha 60. Ciò è coerente con l’implicazione, dunque certamente essa è vera.
- Filippo non ha 30 anni e Carlo non ne ha 60. Sappiamo che se Filippo avesse 30 anni Carlo ne avrebbe 60, ma Filippo non ne ha 30. Quindi non abbiamo prove sufficienti per affermare che l’implicazione sia falsa, per cui dobbiamo ritenerla vera.
- Filippo non ha 30 anni e Carlo ne ha 60. In questo caso vale lo stesso ragionamento del punto precedente: le informazioni a nostra disposizione non bastano per affermare che l’implicazione sia falsa, dunque dobbiamo ritenerla vera, a prescindere dall’età di Carlo.
Applicando il principio dell’insufficienza di prove, possiamo quindi affermare che, in generale, vale questa regola:
Un’implicazione è falsa se l’antecedente è vero e il conseguente è falso; altrimenti essa è vera.
Esercizi
L’implicazione P \Rightarrow P:
È una tautologia
È una contraddizione
Ha un valore di verità uguale a quello di P
L’implicazione P \Rightarrow \lnot P:
È una tautologia
È una contraddizione
Ha un valore di verità opposto a quello di P
L’implicazione 5 \gt 6 \Rightarrow 25 \gt 36:
È vera
È falsa
Data la seguente proprietà matematica: “Un numero divisibile per 6 è divisibile per 3”, cosa si può dedurre se un numero non è divisibile per 3?
Nulla, perché non è un’implicazione
Nulla, perché per applicare la proprietà il numero deve essere divisibile per 6
Il numero non è divisibile per 6
Cecco Angiolieri e l’implicazione
Il testo poetico all’inizio dell’articolo può essere visto come una serie di implicazioni unite tra loro da disgiunzioni. Ovviamente l’autore non è né fuoco, né vento, né acqua e così via, quindi tutte le implicazioni, tranne l’ultima, hanno la premessa falsa, quindi sono sicuramente vere. Sull’ultima, in particolare, sappiamo che la premessa è vera (perché Cecco è sicuramente Cecco…), ma in teoria non possiamo essere certi del valore di verità della conclusione, quindi, in linea di principio, non possiamo sapere se l’ultima implicazione è falsa. Questo è uno di quei casi in cui non avremmo informazioni sufficienti per dire se l’ultima implicazione è vera, a meno che non si vada a consultare altre fonti letterarie dell’epoca.Enunciato
Un enunciato è una frase di senso compiuto, dal contenuto oggettivo, di cui ha senso chiedersi se è vera o falsa.Ad esempio: 2 è un numero pari è un enunciato, Forse oggi pioverà no.
Contraddizione
Una contraddizione è una frase che afferma qualcosa e contemporaneamente ne afferma l'opposto.Ad esempio: I numeri pari sono dispari.